19 novembre 2009

Keirin - Takamatsu che sta 200km da casa genitori






Il nostro amico Oga, dal Giappone, ci delizia con reportage fotografici dalla sua lontana terra, questa volta è andato a vedere un gara di Keirin (e noi tutti amanti delle biciclette lo invidiamo tantissimo!).
Queste le sue parole: "gara era molto bene.bellisima."
Ecco le foto inviate dal caro Oga.

Ecco alcuni link interessanti da leggere con attenzione ;-)
http://www.takamatsu-keirin.com/index.htm
http://www.kokurakeirin.com/index_en.html

16 novembre 2009

Thirty Seconds To Mars - Kings + Queens - HD


Thirty Seconds To Mars - Kings + Queens - HD

30 Seconds to Mars | MySpace Video

13 novembre 2009

Mestre Marghera Borgo Panigale

04 novembre 2009

Soiling the canvas



Albeggia (artificialmente s'intende) sulla tela appena imbrattata di vernice bianca, anche se sono quasi le 22 di un mercoledì sera.
Un semplice gesto, come quello di annusare l'odore della vernice di fondo e la tipica luce che mi avvolge mentre dipingo, mi ha fatto scattare in piedi, indossare camice bianco e cominciare un nuovo lavoro.
Sono stati dei mesi un po' difficili, serve molta serenità per dipingere o, al contrario una sana disperazione, ebbene, siccome ero in quel limbo, chiamato SCAZZO, ho prodotto ben poco ultimamente.
Stasera sono già abbastanza felice di aver imbrattato di bianco una tela candida, il passo successivo, una volta asciutta la vernice di base, sarà quello di cominciare a vomitarci qualche idea.
Domani sera mi trascinano all'inaugurazione della fighettissima fiera dell'arte di Torino, spero entro sera, di trovare una valida scusa per non andarci.

Colonna sonora, della ritrovata ispirazione, un gruppo manco a dirlo ispiratissimo e geniale, provare per credere: Mumford & Sons "Sigh No More", come ho letto nella recensione, poi non vi verrà voglia di ascoltare altro.

30 ottobre 2009

...i muscuni ciabbulaunu supra...

'Ndo vadduni da Scammacca
i carritteri ogni tantu
lassaunu i loru bisogni
e i muscuni ciabbulaunu supra
jeumu a caccia di lucettuli...
'a litturina da ciccum-etnea
i saggi ginnici 'u Nabuccu
'a scola sta finennu.
Man manu ca passunu i jonna
sta frevi mi trasi 'nda lI'ossa
'ccu tuttu ca fora c'è 'a guerra
mi sentu stranizza d'amuri... I'amuri
e quannu t'ancontru 'nda strata
mi veni 'na scossa 'ndo cori
'ccu tuttu ca fora si mori
na' mori stranizza d'amuri... I'amuri.


Stranizza d'amuri - Franco Battiato

27 ottobre 2009

Che noia, che barba




Sono in crisi creativa, bella novità, per i pochi che mi seguono il blog, dal momento che non scrivo più nulla da tempo.
Almeno non copio e incollo canzonette o non vi ammorbo con i miei stati d'animo.
Un leggero stimolo a scrivere nuovamente qualcosa, me lo ha dato il ben poco stimolante panorama artistico di questi tempi critici.
Premetto che di solito non vado a vedere molte mostre, perchè ho sempre la sensazione che a vedere troppe cose, poi mi si inquinino le idee per i miei nuovi lavori, che in qualche modo inconscio ad esempio imiti in un quadro qualche cosa che ho visto (anche se mi tengo sotto controllo e so di non averlo mai fatto).
Ecco, fatta questa premessa, volevo arrivare alla mostra alla Gam per esempio, nella quale domenica scorsa mi sono imbattuto.
Ebbene, in questo specifico caso, posso dire che mi ha fatto felice scoprire che si può attraversare i padiglioni di una mostra, avvertendo la vacuità più profonda, senza essere minimamente sopraffatti dalla bellezza, dall'originalità, dai significati reconditi delle opere o anche solo dall'esecuzione del dipinto.
La mostra in questione fa parte del Gam Underground Project e bisogna stare attenti, se notando delle cartacce o dei sacchetti di plastica a terra, si vorrebbe far bella figura raccogliendoli inveendo contro il maleducato che li ha gettati a terra, potrebbe essere un'opera.
Io non ci sono andato all'Ikea di Grugliasco, quando era stata quasi completamente smantellata e svendevano i fondi di magazzino, ma la sensazione deve essere stata la stessa, solo che almeno all'Ikea puoi trovare qualcosa di carno a poco prezzo.
La cosa inquietante è che una di queste "opere" era presente nei saloni dove la Gam mette in mostra le proprie collezioni, quindi vi capiterà di vedere un pezzo di spugna verde per terra, occhio.

Per quanto possa essere banale questa mia invettiva, è con profondo rammarico che la scrivo. Lavorando anche in un settore che mi permette numerose volte di stare a contatto con i diretti interessati, siano essi artisti o gallerie, non posso che essere sdegnato da quello che vedo, l'arte relegata a fenomeno modaiolo, basta vedere chi vende o chi compra e cosa compra per farsene un'idea.

Probabilmente lo stato attuale dell'arte dovrebbe implodere e cadere in una crisi ancora più profonda, di denaro e di idee (e me lo auspico) ma so che mi sbaglierò di certo.

Un'ultima critica negativa va al nuovo piano escogitato per "riammodernare" la Gam della nostra città. Un guazzabuglio inesplicabile di opere mischiate senza un senso apparente, senza continuità.
vedendolo, ho pensato che fosse congeniale ad un raffronto diretto delle epoche, degli stili, delle correnti ecc... uscendo, avevo una vaga sensazione di smarrimento, come quando vago dentro l'Ikea senza trovare la scorciatoia per l'uscita.

Amen.

27 settembre 2009

Se cerchi l'inferno chiedi all'artista dov'è, se non trovi l'artista allora sei all'inferno*


Olio su tela
50 x 120

*Avigdor Pawsner 1793

16 giugno 2009

Gotico Italiano


Non me ne voglia il signore o la signora Messina, che nel lontano 1981 dipinse questa crosta, che ho intitolato "Gotico Italiano".
L'ho scovato, accoppiato ad un altro ritratto (andato distrutto durante una mia sessione di recupero della tela) al Balon, dove l'ho acquistato per una decina di euri.
L'idea era quella di recuperare una tela, mantenendo magari qualche elemento nel lavoro che ci avrei dipinto sopra, ma stasera, mi è capitato di scovare un sito, di un museo di Boston che come recita il loro claim, raccoglie "oper troppo brutte per essere ignorate".
Penso dunque di sottoporre alla giuria che seleziona le opere, questo quadro, nella speranza che se mai lo vorranno, si paghino almeno il prezzo di spedizione!
Chissà, un giorno o l'altro potreste imbattervi in una mia opera venduta tra gli stracci e le biciclette rubate e ne vorrete donare una anche voi al museo, solo vi chiedo di non farmelo sapere, o per lo meno spero che accada tra tantissime decine di anni!

Carlino


Adoro questi cagnolini, così appena ho avuto tra le mani una foto che ne ritraeva uno, ho deciso di riprodurlo e l'ho donato a mia sorella che ha fatto gli anni.
Non è uno dei miei quadri migliori, ma è stato un'ottimo esercizio, nell'ottica di cambiare un po' specie animale ai miei lavori!

06 giugno 2009

Porta Palazzo, capitale di Torino.



Come tutti i sabati che non lavoro, o altrimenti subito dopo il lavoro, la cosa a cui non posso rinunciare è andare a Porta Palazzo per fare la spesa, a cazzeggiare, a comprare pezzi di bicicletta ecc... questo pezzo l'ho scritto per la rivista del nostro movimento "il Malpensante", spero vi piaccia, l'ho scritto di getto.

Se la cercate nel web, una famosa enciclopedia vi dirà che, Porta Palazzo (Pòrta Pila in torinese), è un “luogo di Torino collocato al confine tra le Circoscrizioni III e VII…”
Porta Palazzo non è affatto un luogo, Porta Palazzo non si colloca a nessun confine, Porta Palazzo è confine, è la vita che vale la pena di essere vissuta, la Napoli che vedi e poi muori, il viaggio della tua vita, i tuoi migliori amici, il tuo passatempo preferito, l’odore della tua donna e tante altre cose messe insieme.

Porta Palazzo è tutto questo (e molto più), Porta Palazzo è lo spauracchio dei politicanti, quando vogliono ingraziarsi il popolo bue spaventato dalle pelli differenti, è la piazza su cui lavare i panni sporchi della città, è la gogna e la vergogna di coloro che benpensano.
Porta Palazzo a poca distanza da questo è movida notturna, di abiti veri firmati e di falsi indossatori che per l’occasione sfoggiano costumi da intellettualoidi artistoidi, perché Porta Palazzo fa anche molto cool aprirci negozi vintage, di abiti usati, per finti poveri.

Da bambino ci venivo, mano alla mia nonna friulana, quando ancora nei tram, i biglietti te li facevano da un tavolino quando ci salivi sopra, quando per chiedere la fermata, tiravi una cordicella al fondo della vettura.
Si prendeva il caffè da macinare nello storico negozio che c’è ancora all’angolo, si prendeva il liquore nel negozio sotto i portici, che c’è ancora pure quello, anzi a dire il vero c’è ancora tutto a Porta Palazzo, perché, dimenticavo di dirlo, Porta Palazzo è anche memoria.
Memoria, sì, come l’insegna del negozio di abiti da lavoro, davanti al quale nel 1972 Mimì metallurgico veniva ferito nell’onore da una giovane e bellissima Mariangela Melato, tra i negozi (sempre uguali sì!) si aggirava il commissario Santamaria Mastroianni Marcello.

Tutto uguale ad allora sì, tutto diverso, anche.
Le popolazioni scorrono a Porta Palazzo, in una corrente incessante, che neanche la Dora lì vicino, tranne per qualche esondazione, tra le anse del mercato si succedono razze, pelli, odori di cibi, insulti, retate della celere, biciclette rubate, droghe e pane illegale, menta, zingarimarocchini terronirumenitorinesi.

A Porta Palazzo c’è i mercato delle pulci più grande e più pulcioso dell’Europa intiera!
Si chiama Balon , in piemontese si pronuncia ba'lʊŋ.

A Porta Palazzo, il Balon è uno stomaco che non distingue le portate, tu ci entri, al’ingresso magari (anzi sicuramente, se non ci sei mai stato) pensi che ti farà schifo, sulle pareti croste, per terra vetro e pomodori schiacciati, sulla gente puzza di sudore, vestiti stracciati, ai lati della strada cassette di frutta rancida e poi quegli odiosi venditori di pulci, pulciosi anch’essi, chissà che tormento per i neofiti, tenetevi il portafoglio bello stretto che qui ve lo rubano, mamma mia che paura quei romeni che bevono birra dal mattino alla sera all’uscita del mercato coperto della carne, che paura sì, ma come fanno le vecchine di ottant’anni suonati a venirsene tranquille in questo inferno a far la spesa, sulle gambette rachitiche, quando non addirittura col bastone, ma come mai, ci sarà qualche regola non scritta, che tra poveri e pezzenti e pensionati, che a volte non c’è differenza, non ci si derubi magari? Chiudete le borse, veniteci a piedi che l’auto ve la scassinano e vi tagliano le ruote, tieni i bambini per mano per l’ammordiddio che li rapiscono, madonna ma che c’hanno da urlarsi contro quegli altri, oppure vienici a Porta Palazzo, per trovare la bicicletta che t’han rubato ieri l’altro, o, se ti serve un pezzo di quel vecchio frigorifero, perché non fai un salto qui, che sicuramente non lo trovi, ma te ne torni con una lampada degli anni ’50, o una valigia di cartone che l’anno scorso fa ne hai gettata nella spazzatura una uguale uguale perché ti faceva schifo, io ad esempio a Porta Palazzo ho trovato il modellino (magari non lo stesso, ok) della mia amata macchinina, la “Osi Bisiluro” che avevo da bambino e che ho perduto al mare; perché non comprare quella caffettiera, anzi, quella caraffa d’alpacca, lurida lo è, ma un paio di bollori ed è come nuova, ma poi, dì, fermati un attimo non senti l’odore di quel kebab lì vicino, non vedi quegli uomini barbuti come se la spassano seduti a sorseggiare una bevanda alla menta, non senti che hai voglia di essere tranquillo e sereno, seduto a parlare proprio come loro, come turisti in vacanza a Marrakech, perché la menta ti inebria i pensieri, non vedi che poi, stai cercando qualcosa tra le pulci, proprio come quella variopinta zingara che al semaforo ti faceva ribrezzo, che starà cercando, una giacca, uno scampolo dei colori più assurdi, non stai comprando una giacca talmente lisa che tua madre ti romperà sicuramente le palle, tanto puzza di naftalina e sudore?

Ho ripetuto Porta Palazzo, non vi ho fatto il favore di abbreviare in P.P:, non esiste proprio! Questo è il centro della mia amata città, il grembo che mi accoglie tutti i fine settimana e il seno a cui torno a succhiare latte, senza del quale non mi sentirei vivo, Porta Palazzo che se non ci vado tutti i santissimi sabati, per me non è stato un weekend, sì, Porta Palazzo, la mia gita fuori porta, il mio viaggio nel mondo, senza essermi troppo mosso e per di più con la mia bicicletta.